Pesca: 60 anni di guerra e l’esempio della Spagna

La pesca, anche in epoca contemporanea, ha generato conflitti. Per lo più incruenti ma con pericolosi dispiegamenti di forze navali. Queste tensioni sono state descritte come guerre. Oggi qualcosa sta cambiando. Prendendo spunto da un rapporto di Oceana la Spagna, in un gesto senza precedenti, multa le sue navi da pesca che operano in acque straniere.

La guerre delle aragoste e la guerra del merluzzo

Nel 1961 scoppiò, tra Francia e Brasile quella che venne chiamata Guerra delle Aragoste.

I trattati internazionali prevedevano che tutte le risorse giacenti sui fondali appartenessero al paese antistante a quella piattaforma continentale. L’inizio della disputa fu surreale. I francesi sostenevano che le aragoste, per brevi tratti, potessero nuotare e quindi non erano da considerarsi tra le risorse di fondale. I brasiliani risposero che equivaleva a definire uccello un canguro nell’istante in cui, saltando, si alza da terra. La situazione degenerò al punto che Francia e Brasile misero in campo incrociatori, aerei da combattimento e perfino una portaerei, la Clemenceau. Finì in modo incruento nel 1964, con un trattato sui diritti di pesca tra Francia e Brasile. Non furono altrettanto incruente le Guerre del Merluzzo, quando nel nord Atlantico tra il 1958 e il 1976 si fronteggiarono a più riprese navi militari dell’Islanda, del Regno Unito e della Germania. Speronamenti e colpi d’avvertimento causarono un morto, decine di feriti e danni a innumerevoli imbarcazioni.

Tensioni nei canali

In tempi più recenti, siamo nell’ottobre del 2021, il Regno Unito richiama l’ambasciatore francese mentre due navi da pattuglia della Royal Navy vengono messe nello stato di massima allerta: navi da pesca francesi, di nuovo, minacciano il blocco dei porti delle Isole del Canale, isole britanniche nel Golfo di Saint-Malo. Può sembrare uno degli sviluppi post-Brexit, ma quello che succede nelle acque che circondano le Isole del Canale è frutto di una vecchia ruggine. Nel 1992, dopo la revisione dell’estensione delle acque territoriali da parte dell’UE, i britannici applicano la legge e iniziano a fermare tutte le navi da pesca francesi, che prima potevano pescare liberamente, e sequestrano le catture.

L’equipaggio di un peschereccio francese si ribella e trattiene a bordo tre ispettori della pesca britannici per poi sbarcarli a Cherbourg, un porto francese. I britannici non la prendono bene e iniziano a fermare e perquisire tutte le navi da pesca francesi nella loro giurisdizione. Come rappresaglia otto pescherecci francesi circondano una vedetta britannica, salgono a bordo, chiudono l’equipaggio sottocoperta e bruciano la White Ensign, bandiera della Royal Navy.

In poche ore arrivano dei commandos disarmati che risolvono la questione a cazzotti. Intanto, molto più a sud, nel Canale di Sicilia, infuriava la Guerra del pesce tra Italia e Tunisia, anche con uso di armi da fuoco da parte delle motovedette tunisine contro i pescherecci di Mazara del Vallo. Non passano venti anni, dalle parti della Manica, che ci risiamo: nello stesso striminzito specchio di mare tra la Normandia francese e le Isole del Canale britanniche scoppia la Guerra delle Capesante. I francesi sono furiosi perché i pescatori britannici non rispettano il fermo biologico, imposto dalle leggi in Francia ma non nel Regno Unito. Dal 2012 al 2020 tre gravi episodi di speronamenti tra pescherecci, con lanci di oggetti e bottiglie molotov e… sembra incredibile: olio bollente.    

La Guerra del Turbot tra Canada e Spagna

Nel consumo di prodotti di mare pro capite la Spagna è al quarto posto al mondo dopo Giappone, Norvegia e Portogallo e la sua flotta da pesca è tra le sei più grandi al mondo, con navi attrezzate per la lavorazione e la conservazione del pesce.

Albatun Tres | La nave da pesca più grande al mondo | © Ministerio de Agricultura, Pesca y Alimentación

È spagnola la nave da pesca più grande del mondo, la Albatun Tres, un mostro di 115 metri capace di catturare in una sola missione il fabbisogno annuale di una nazione insulare come Fiji.

Grazie a vari accordi internazionali, le fotte spagnole si spingono a pescare fin davanti alle coste della Namibia, delle Seychelles, dell’Argentina e del Canada. E proprio davanti al Labrador scoppiò una guerra incruenta tra il Canada e la Spagna, paesi fondamentalmente amici, con il coinvolgimento dell’Unione Europea e del Regno Unito. Pietra della discordia la pesca al turbot, o Greenland halibut (ippoglosso nero, in italiano) che è un tipo di sogliola.

La guerra scoppiò nel 1995. All’origine della situazione che portò allo scontro, il collasso dello stock del merluzzo dell’Atlantico dell’ovest. La scoperta di un ingente stock di turbot sembrava poter dare un nuovo impulso all’industria. Il problema era l’area in cui lo stock era più numeroso: al largo dei Grandi Banchi di Terranova in acque internazionali, ben al di fuori della ZEE canadese. Ad esplorare lo stock e a fornire i dati erano stati per primi spagnoli e portoghesi. La faccenda era delicata: nessuno degli attori coinvolti voleva trovarsi davanti all’ennesimo collasso e fu introdotta una proposta di quote di pesca, come per il tonno rosso. L’accordo prevedeva la firma dell’Unione Europea, in quanto la pesca, nell’Unione, è una competenza sovranazionale che spetta a Bruxelles.

“Un atto di pirateria organizzata”
Emma Bonino – Commissaria EU per gli aiuti umanitari, la politica dei consumatori e la pesca

L’accordo non arriva ma nel frattempo il Canada conta ben 50 violazioni della sua ZEE da parte di navi da pesca spagnole e decide per un’azione esemplare. Il 9 marzo 1995 un aereo da ricognizione avvista la Estai, nave da pesca allo strascico. Partono tre motovedette che la intercettano a 411 km dalla costa, ben oltre le acque territoriali. L’equipaggio spagnolo taglia i cavi delle reti a strascico e fugge. I canadesi aprono il fuoco contro la prua con una mitragliatrice da 12,7 mm e inondano l’Estai con idranti ad alta pressione finché gli uomini delle Giubbe Rosse non riescono nell’arrembaggio. La nave viene condotta a St. John, in Terranova, e posta sotto sequestro.

Bandiera canadese

La Spagna si rivolge alla Corte internazionale dell’Aja, che però rifiuta il caso, e arma quattro navi da guerra, compreso un incrociatore, ma all’ultimo rinuncia ad inviarle verso le acque di un altro paese NATO. Intanto navi canadesi specializzate recuperano le reti dal fondo dei Grandi Banchi di Terranova e le reti partono per un tour che raggiunge New York. L’intenzione è quella di mostrare al mondo le maglie troppo piccole, vietate dai regolamenti internazionali.

Intanto Irlanda e Regno Unito ostentano solidarietà con il Canada, che ora si erge a protettore dell’ambiente marino. Le navi da pesca delle Isole Britanniche battono bandiera canadese in segno di solidarietà. I francesi, nel solito specchio d’acqua antistante la Normandia, fermano le navi con bandiera canadese. La Guerra del turbot finì presto, ma un regolamento definitivo arriva solo nel 2017.

Una questione di responsabilità

È il dicembre 2023 e il Governo di Madrid sanziona 25 navi da pesca spagnole per infrazioni rilevate dal 2018 al 2021. Secondo le regole UE le navi da pesca non possono oscurarsi, ovvero spegnere il sistema di identificazione automatica, o AIS, comunemente detto trasponder. Le navi in questione l’avevano fatto. L’avevano fatto al limite delle acque territoriali argentine.

Questo modo d’agire, se protratto oltre le 24 ore, è considerato prova di intenzioni illecite. Nonché un problema per la sicurezza in mare. Nel 2019 proprio in quelle acque una delle navi sanzionate, la Pesca Vaqueiro, dopo aver spento il trasponder era entrata in collisione con la Zhongyuanyu 11, nave da pesca cinese che affondò. I 30 naufraghi vennero recuperati dall’equipaggio del peschereccio spagnolo e poi trasbordati su una nave della Guardia Costiera argentina. Un’altra delle navi sanzionate, la Playa Pesmar Uno, era stata posta sotto sequestro dalle autorità argentine per aver pescato specie vietate o soggette a restrizioni.

Su uno spunto di Oceana

Oceana, la più grande organizzazione internazionale per la conservazione dei mari (leggi l’articolo), nel 2021 aveva pubblicato un rapporto sulla pesca nelle acque argentine tra il 2018 e il 2021, una zona particolarmente vulnerabile per la mancanza di regolamentazioni efficaci e di controllo.

I satelliti avevano rilevato le luci di ben 195 navi con il trasponder spento. Si trattava di navi cinesi, dedite per lo più alla cattura dei calamari, che a loro volta sono un alimento essenziale per il nasello, una specie pilastro nell’industria della pesca argentina. Tra le navi che operavano nella zona c’erano 30 navi battenti bandiera spagnola, delle quali 26 avevano agito a trasponder spento.

Una Corte spagnola, a seguito del rapporto, ha indagato e ne ha sanzionate 25 con multe dai 15.000 ai 65.000 Euro. Si tratta di un gesto senza precedenti. Se nella storia recente non si sono verificate guerre con un certo spargimento di sangue per la pesca probabilmente lo dobbiamo al sangue freddo dei legislatori e a dei trattati di alleanza che hanno prevalso sulle dispute. Nel caso della Spagna che sanziona le sue navi da pesca, si tratta di un grande passo avanti. Si tratta di imporre il rispetto delle regole che ci si è dati ovunque ci si trovi. E del rispetto delle risorse marine di un paese che, dal punto di vista della gestione delle risorse, è ancora vulnerabile. E un grande rispetto per la Spagna della comunità internazionale.

 

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