Andiamo a vivere sott’acqua? Un progetto ben finanziato e una vision controversa

Tra l’Inghilterra e il Galles un misterioso finanziatore sta costruendo una stazione sottomarina permanente con tutti i confort. Servirà a ricercatori e scienziati per studiare l’ambiente marino, ma anche qualcosa di più. Il Progetto Deep è il più avanzato mai visto ma la sua vision è controversa.

Il sistema di habitat sottomarino Sentinel di Deep | © DEEP
Una nuova Atlantide?

Le rovine sommerse hanno nutrito la fantasia di centinaia di scrittori e sceneggiatori. Attingendo, arbitrariamente, al mito di Atlantide alcuni hanno immaginato l’esistenza di antiche civiltà umane, forse in contatto con gli extraterrestri, che si sono adattate al mondo sottomarino. Alcune specie terrestri di piante come le fanerogame, e di mammiferi come i cetacei, ci sono riuscite. Con un impulso evolutivo durato qualche milione di anni.

L’essere umano, come sappiamo, non ha la pazienza dei delfini e delle posidonie. Ha saltato alcuni processi fondamentali del tragitto evolutivo. L’essere umano, incappato nelle glaciazioni, non ha aspettato di sviluppare una pelliccia folta, l’ha presa agli animali che cacciava. Allo stesso modo ha sviluppato tecnologie che gli hanno consentito di volare, di esplorare gli oceani sopra e sotto, e di andare nello spazio. Per molti punti di vista gli abissi e lo spazio sono speculari. Un subacqueo che lavora a 300 metri di profondità impiega più tempo a tornare in superficie di quanto ci metta un astronauta a tornare dalla Luna.

Vivere in una campana

Campana è il nome in gergo per le camere o gli ambienti artificiali subacquei al cui interno la pressione è uguale a quella dell’ambiente di profondità. Lo scopo delle campane è quello di evitare ai subacquei altofondalisti di affrontare tempi insostenibili di decompressione dopo ogni immersione per tornare in superficie. In sostanza, i subacquei vivono per la durata di tutta la missione in un ambiente iperbarico, un ambiente la cui pressione è molto più alta di quella di superficie. In questo quadro una missione può durare un mese o anche più. A seconda della pressione all’interno della campana, i subacquei respirano aria o miscele di gas diverse dall’aria.

Per evitare l’effetto narcotico dell’azoto, o quello fatalmente tossico dell’ossigeno, se i gas vengono respirati a pressioni troppo elevate, si usano altri gas, come per esempio l’elio. Il dosaggio dei gas in profondità è un’operazione estremamente delicata che viene svolta da specialisti, spesso operando tabelle e parametri che le varie compagnie tengono segreti. Per evitare la formazione di bolle gassose all’interno dei loro organismi, alla fine delle missioni di profondità i subacquei vengono riportati in superficie e quindi a pressione normobarica, con una lentissima decompressione. La fase può durare quindici giorni. Durante quel periodo, in caso di emergenze sanitarie il personale medico viene spedito in profondità per prestare soccorso. In nessun caso la campana può essere depressurizzata velocemente. Per molti versi, quindi, si tratta di un viaggio nello spazio.

Antiche basi sottomarine

Le più antiche, e ci spiace deludere chi confonde il genere Fantasy con realtà storiche e archeologiche, non risalgono ai tempi di Platone ma agli anni ’60 del secolo scorso. Non potevano che nascere da un’idea del Comandante Jacques Yves Cousteau. Il primo progetto, chiamato Precontinent I, consisteva né più né meno che di un cilindro metallico ancorato ad un fondale di 12 metri al largo dell’isola di Frioul, vicino a Pomègues, nei dintorni di Marsiglia.

Era accessibile dall’esterno tramite una scaletta ed una botola. In quella rudimentale base, cui i subacquei appiopparono il nomignolo di Diogene, a partire da 12 settembre 1962 Albert Falco, mitico capitano della Calypso, e Claude Wesly batterono il record di permanenza sott’acqua di una settimana. La loro sicurezza era garantita da un team di 12 sommozzatori pronti ad intervenire 24/7 in caso di necessità. L’interno era tutt’altro che comodo. I subacquei dormivano su due brande pieghevoli ed una scatola di metallo contenente le attrezzature funzionava da tavolo.

Cavi per interfono e tv mantenevano le comunicazioni con la superficie. Sempre all’interno, decine di bombole d’aria compressa garantivano il ricambio d’aria ed il mantenimento della pressione ambiente. La doccia era costituita da un tubo d’acqua calda che attingeva alla vicina isola. All’esterno della struttura c’era una sorta di veranda con un tavolo e delle sedie, di metallo. Lì, il Dr. Fructus, uno psicologo, sottoponeva i subacquei a test di abilità come l’assemblaggio di oggetti e la composizione di semplici puzzle, per valutare le condizioni cognitive dei subacquei in immersione. Seguirono altri esperimenti, in strutture sempre più grandi. Ma mai troppo profonde.

Un anno dopo viene posato sul fondo di Sha’ab Rumi, una barriera del Mar Rosso sudanese, Precontinent II, un insieme di strutture metalliche tra le quali quella più ampia e a forma di stella marina ospitò permanentemente alla profondità di 10 metri una equipe di sei subacquei per alcune settimane. Aria ed elettricità venivano fornite da una flottiglia di navi in superficie. Alla fine dell’esperimento le strutture vennero tutte smantellate, tranne una. Per la gioia dei subacquei ricreativi.

Sempre più in profondità

Nel 1964 la US Navy, per studiare l’effetto delle varie miscele di gas sugli esseri umani in profondità, sviluppa e posa sui fondali delle Bermuda il Sealab I. Data la profondità, 59 metri, gli acquanauti a bordo respirano una miscela contenente elio e incontrano gli stessi problemi dei loro predecessori francesi con l’umidità ma con in più la difficoltà di comunicazione vocale dovuta al gas, che distorce le voci degli acquanauti.

Dopo soli 11 giorni il progetto viene interrotto per l’avvicinarsi di una tempesta tropicale ed il Sealab I finisce in un museo di Panama City Beach in Florida, ma non l’idea. Vengono presto sviluppati Sealab II e, nel 1969, Sealab III, quest’ultimo perseguitato da innumerevoli malfunzionamenti che misero costantemente sotto stress e a rischio di vita gli acquanauti a 190 metri di profondità. Ma è stato con Sealab III che per la prima volta un progetto, pur gestito da un’arma militare, inizia a raccogliere dati oceanografici sulla pesca e sull’ambiente marino.

L’habitat sottomarino Aquarius | Foto di NASA Johnson | Flickr
Aquarius

Trentadue anni dopo, nel 2001, parte il progetto NEEMO, NASA Extreme Environment Mission Operations, in cooperazione con la NOAA, la National Oceanic and Atmospheric Administration, il più grande e prestigioso ente oceanografico del mondo. Su un fondale di 19 metri nelle acque di Key Largo, nel Santuario Nazionale Marino delle Florida Keys, viene posato un habitat sottomarino battezzato Aquarius.

Lo scopo della NASA è quello di addestrare gli astronauti a muoversi in spazi ristretti, respirare assistiti da attrezzature, imparare a controllare l’assenza o la diminuzione della gravità. La NOAA invece vuole sondare la possibilità di sopravvivenza a lungo termine dell’essere umano in un habitat sottomarino e raccogliere dati oceanografici. Aquarius, nel 2013, diventa un laboratorio permanente di biologia marina e passa all’Università della Florida. Da lì gli scienziati possono ancora osservare l’ambiente marino e prelevare campioni senza doversi sottoporre a continue risalite e discese e ad eventuali decompressioni. Finora è il progetto più longevo e di successo.

L’ambizioso progetto Deep

Nel Regno Unito i subacquei hanno un grosso problema: riuscire ad immergersi come e quando vogliono per mantenersi in allenamento. Spesso ad impedirglielo sono le condizioni del mare. Maree con un’escursione di ben oltre i 4 metri, onde che frangono e correnti impetuose chiudono la finestra delle opportunità a pochi giorni in un mese, a poche ore in una giornata.

 

La cava allagata di Tidenham | © DEEP

Per mantenersi in allenamento, o effettuare le immersioni di corso, i subacquei britannici si riversano spesso nelle Quarry, o cave allagate. Sono delle vere e proprie palestre per subacquei. Sostanzialmente delle pozzanghere molto ampie e profonde, i fondali delle quarry ospitano spesso delle vere e proprie palestre per subacquei come relitti di navi, ma anche di aerei, affondati di proposito. In luoghi del genere le condizioni d’immersione sono costanti, comprese la bassa temperatura e la scarsa visibilità ma spesso gli eroici subacquei britannici non hanno alternativa. Intorno a questi luoghi surreali sorgono pontili, parcheggi, casotti con i compressori che riempiono bombole. E bar. La cava allagata di Tidenham, nel Gloucestershire, è uno di questi luoghi.

La cava allagata di Tidenham | © DEEP

Ai confini col Galles. il luogo è stato un tempo una cava di calcare, poi la cava è stata allagata negli anni ’90 per essere utilizzata da un centro subacqueo tecnico per l’addestramento alle immersioni profonde. La sua profondità e altre condizioni hanno attirato l’attenzione di un misterioso investitore che trasformerà una quarry senza pretese nel quartier generale del progetto più ambizioso mai concepito per un habitat umano sottomarino. Sorgeranno unità abitative per lo staff, una scuola di formazione e una piattaforma per mezzi subacquei che porteranno le persone in strutture alla profondità di 80 metri. Si chiameranno sentinelle, queste unità subacquee, e sono state concepite per l’addestramento soprattutto di scienziati, ma anche per ospitare chiunque possa permetterselo, per lunghe permanenze in ambienti iperbarici, molto più a lungo e a una profondità maggiore di quanto sia mai stato fatto prima. L’investimento? £100 milioni.

Il sistema di habitat sottomarino Sentinel di Deep | © DEEP
Cento milioni di sterline e una vision molto audace

Il sito di Tidenham è già un cantiere in fermento. I lavori procedono con il coinvolgimento di innumerevoli ditte del Regno Unito e di esperti provenienti da tutto il mondo. Nulla è lasciato indietro. Lisa Bachelor, giornalista di The Guardian, ha intervistato lo chef Joe Costa, un subacqueo che si sta già occupando del menu per gli acquanauti.

“La prima sfida è riuscire ad assaporare qualcosa in profondità, perché le papille gustative sono inibite dal cambiamento di pressione”

I cibi serviti in profondità saranno estremamente saporiti, continua lo chef Costa, probabilmente immangiabili in superficie. Ed è proprio questo tipo di ricerca che la dice più lunga sulle intenzioni del progetto. Sappiamo che i moduli del progetto Deep saranno composti da unità abitative comode, ambienti da 100 metri quadrati da condividere con cinque acquanauti, qualcosa di mai visto prima dai poveri ricercatori che nello habitat sottomarino di Aquarius hanno solo una tenda per separare il bagno dagli altri ambienti. A chi si rivolge davvero Deep? Quale è la sua vera ambizione? Mike Shackleford, direttore operativo di Deep spazza ogni dubbio dal tavolo:

“L’obiettivo è vivere nell’oceano, per sempre. Avere insediamenti umani permanenti in tutti gli oceani del mondo.”

L’affermazione mi lascia perplesso. Non ho idea di quanti anni abbia Shakleford, non ho trovato nessun profilo social corrispondente, solo una foto e un profilo – che annuncia ma non dettaglia le sue esperienze – sul sito Deep. È probabile che ci sia stata una operazione di pulizia dei social per mantenere segreto il nome dell’investitore. Il nostro Mike potrebbe appartenere alla generazione cresciuta con l’idea di vivere nello spazio o su un altro pianeta, in ambienti tipo gigantesche serre, o stazioni spaziali rotanti che riproducono la gravità terrestre tramite forza centrifuga, come in 2001 Odissea nello spazio.

Il sistema di habitat sottomarino Sentinel di Deep | © DEEP

C’è un piccolo dettaglio: la pressione ambiente. Per ora sappiamo che i gas inerti, se respirati a lungo a pressioni iperbariche, possono provocare la necrosi delle ossa lunghe. E non sappiamo ancora nulla di esposizioni a pressioni iperbariche e a miscele di gas diverse dall’aria per mesi consecutivi. Quella di Shakleford sembra più una sparata. Purtroppo a questo mondo funziona. Funziona nel rilanciare un’azienda attraverso la sua vision – un termine che ormai trovi anche nei siti degli idraulici sotto casa – insomma: marketing. Come insegna Elon Musk, più la spari grossa, più fai il gradasso, più ti seguono. E se ti seguono le azioni e la credibilità salgono. In questo caso non abbiamo idea di chi siano la vision e le azioni. Speriamo che la vision sia solo una tipica operazione di marketing del XXI secolo.

Ben vengano frotte di miliardari, che al costo di qualche centomila di sterline sosterranno l’addestramento dei ricercatori e il mantenimento di Deep stessa. L’importante, però, è non ingannare. È più facile che si sopravviva molto a lungo nello spazio, malgrado i raggi cosmici, che respirando miscele di gas a 80 metri. E le stazioni spaziali ce l’hanno dimostrato.

 

Autore: Claudio Di Manao

 

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