Dominica: dove i capodogli sono cittadini

La prima area marina protetta al mondo dedicata ai capodogli nasce in una piccola isola caraibica. Un’isola lasciata inizialmente un po’ in disparte dall’avanzare del mondo moderno. Oggi, tra progetti innovativi, tecnologia, passione scientifica e visioni governative, Dominica è un esempio nella conservazione marina.

Dominica | Foto di Asael Pena | Unsplash
Un’isola a dimensione di capodoglio

Il 3 novembre del 1493 era una domenica e quando Cristoforo Colombo, durante il suo secondo viaggio, vide spuntare il profilo alto di un’isola sull’orizzonte la battezzò Dominica. Non poteva immaginare che sarebbe stata l’ultima delle isole dei caraibi ad essere colonizzata. Intanto, rinunciò ad esplorarla. Quell’isola vulcanica e verdeggiante era abitata da una popolazione molto diversa dai gentili Taino di Hispaniola. Lo scarno resoconto di Colombo evoca il Cuore di tenebra di Conrad; una foresta che risuona di urla disumane, fitti lanci di pietre e di giavellotti. Il carattere suscettibile degli abitanti, quei Caribi che le cronache dell’epoca dipingevano come ‘feroci selvaggi dediti al cannibalismo’, tiene Dominica lontana dalle mire coloniali per quasi tre secoli anni. Gli spagnoli sono i primi a rinunciare. Gli inglesi e i francesi, visti i ripetuti insuccessi nello stabilirvi degli insediamenti, verso il XVIII secolo decidono di destinarla proprio ai Caribi con lo status di territorio neutrale. La mancanza di giacimenti di oro e di spazio per le grandi coltivazioni la rendono poco appetibile. Così, l’isola e le sue acque restano pressoché incontaminate. Oggi parte del Commonwealth, Dominica non ha niente a che vedere con la Giamaica o Trinidad. È altra cosa. La mancanza di infinite spiagge bianche, che attirano grandi resort, e una popolazione minuscola hanno lasciato Dominica per lo più nelle mani della natura. Uccelli rari. Fiumi e cascate allo stato primordiale. Un punto d’immersione che si chiama Champagne Reef, per le bollicine di gas vulcanico che salgono lungo una parete sommersa. Grandi squali martello, squali balena ed una nutrita comunità di capodogli, circa 200, si intrattengono volentieri nelle sue acque.

Capodogli
Cittadini preziosi

Secondo i ricercatori il clan di capodogli che frequenta le acque di Dominica fa parte del gruppo dei Caraibi Orientali. Questo gruppo non compie lunghe migrazioni ma si sposta lungo la catena delle Piccole Antille, nuotando verso sud al massimo fino a Saint Vincent (isole Grenadine), e a nord fino a Guadalupa. Si stima che prima della caccia industriale fossero due milioni i capodogli che nuotavano nei mari del mondo. Oggi ne restano circa 800.000. Il loro calo coincide con la rivoluzione industriale.

Dai capodogli catturati venivano estratte numerose sostanze che accompagnarono lo sviluppo di una nuova società tecnologica, come lo spermaceti, una sostanza cerosa e dall’odore piacevole presente nella testa del capodoglio, che veniva usata in grande quantità per fabbricare candele, e poi l’olio di capodoglio, lubrificante per i macchinari allora insostituibile, impiegato anche nella impermeabilizzazione di indumenti e coperture. Infine, l’ambra grigia: talvolta rigurgitata dai capodogli ma spesso strappata dalle loro viscere. Con la moratoria sui cetacei del 1982 la popolazione dei capodogli, come delle altre balene, si riprende. Ma il maestoso Physeter macrocephalus resta ancora tra le specie vulnerabili secondo la IUCN. Tra i nemici attuali ci sono il traffico navale, gli scarichi dell’agricoltura e, soprattutto, i famigerati FAD (Fish Aggregating Device), o reti derivanti. Questi dispositivi che galleggiano alla deriva, per i giovani capodogli possono costituire un incontro mortale. Del salvataggio di un capodoglio da una spadara ne abbiamo scritto nell’articolo Quelli che hanno salvato il capodoglio Spike. Secondo i dati la popolazione di questi odontoceti dei Caraibi orientali, diminuisce del 3% circa ogni anno. Il Governo di Dominica decide, dopo una serie di passi, di creare un santuario per i capodogli. E il 13 novembre del 2023, Roosevelt Skerrit, Primo ministro di Dominica, l’annuncia con queste parole:

“I circa 200 capodogli che chiamano casa il nostro mare sono cittadini preziosi di Dominica. I loro antenati probabilmente abitavano Dominica prima dell’arrivo dell’uomo. Vogliamo garantire che questi animali maestosi e altamente intelligenti siano al sicuro e continuino a mantenere sane le nostre acque e il nostro clima”.

La riserva marina avrà un’area di quasi 800kmq, più dell’isola stessa, estendendo la superficie totale delle sue AMP del 70%. Il prossimo passo sarà la nomina da parte del governo di un funzionario che monitorerà la riserva da vicino per garantire che le regole vengano rispettate. Il turismo, fanno già sapere, potrà continuare a seguire i cetacei ma in numero limitato.

Capodoglio (Sperm Whale) | © Szecska | flickr
Il contributo del capodoglio

La AMP non solo proteggerà gli animali marini ma aiuterà anche a combattere la crisi climatica grazie al contributo dei capodogli. Tra le preziose sostanze emesse dal capodoglio ce n’è una molto meno nobile dell’ambra grigia, ma molto più utile per il clima. Le sue feci. I capodogli sono tra i mammiferi marini capaci di tuffarsi oltre i 2.000 metri di profondità in cerca di calamari. Anche giganti. Per riuscire nell’impresa devono quasi azzerare molte delle loro funzioni non vitali. Quindi, prima d’immergersi, liberano l’intestino. Le feci restano a lungo vicino alla superficie stimolando la fioritura di fitoplancton. Grazie alla sua attività fotosintetica il fitoplancton cattura l’anidride carbonica dall’atmosfera e quando muore la trascina con sé sui fondali oceanici. Una fase del ciclo naturale del carbonio che gli scienziati chiamano Carbon sink, o pozzo di carbonio. Secondo i rilevamenti dei ricercatori, proprio intorno a Dominica i capodogli defecano più spesso che altrove.

Shane Gero, uno dei più eminenti studiosi di capodogli al mondo, si domanda da anni cosa stimoli questi cetacei a Dominica. Tra tutti gli scienziati è lui quello che conosce meglio i capodogli dei Caraibi orientali. Li conosce da almeno venti anni, da prima che lanciasse, nel 2005, Il Dominica Sperm Whale Project, un programma di ricerca incentrato sui capodogli. Gero, come altri scienziati, non è ancora riuscito a stabilire se il fenomeno sia legato alla quantità, oppure alla qualità di calamari di cui si nutrono. Sicuramente ha una conoscenza di quella piccola popolazione di cetacei, e della loro rete sociale, che non ha nessun altro. Ha osservato che quella dei capodogli è una società matrilineare, dove i giovani maschi, in un momento della loro vita, abbandonano il gruppo per recarsi in altre acque. La nascita di poche femmine può comportare la fine di un intero clan. Inoltre, i capodogli partoriscono un individuo ogni cinque-sette anni. Per questo le reti possono avere su di loro un impatto devastante.

“Un piccolo di capodoglio impigliato può significare la fine di una intera famiglia”. – Shane Gero.

Lui ne ha contati trentacinque, di nuclei famigliari, composti da madri, fratelli, sorelle, zie e… balie. Come nelle società umane arcaiche, più femmine si prendono cura della protezione e dell’allattamento di uno stesso piccolo. Ma Shane Gero non si ferma all’osservazione della società dei capodogli. Un altro suo progetto il progetto CETI, è considerato il più ambizioso al mondo nello studio del linguaggio animale.

Linguaggio e intelligenze

Il cervello dei capodogli può pesare ben otto chili, sono loro la specie animale con il cervello più grande. Tali dimensioni hanno indotto molti ricercatori a supporre che questi cetacei potessero aver sviluppato un vero e proprio linguaggio. Una prima prova concreta è arriva proprio a Shane Gero, proprio nelle acque di Dominica, nel 2008. Aveva immerso degli idrofoni giù dalla barca e due giovani maschi s’erano messi a comunicare tra loro, in quel modo in cui fanno i capodogli, modulando dei ‘click’. La loro conversazione durò ben 45 minuti. Più tardi, confrontando i dati provenienti da tutto il mondo, si è scoperto che i capodogli hanno sviluppato dei veri e propri dialetti che usano per comunicare all’interno dello stesso clan. Nel 2021 il governo di Dominica approva l’implementazione del progetto CETI, Cetacean Traslation Initiative. Il progetto si servirà della controversa intelligenza artificiale per tentare di tradurre il linguaggio dei capodogli e di altri cetacei. Per ora fermiamoci qui, perché questo aspetto è veramente abissale.

Resta che il primo santuario dedicato ai capodogli al mondo è stato approvato grazie alla lungimiranza del governo della Dominica ed al contributo decisivo di due ricercatori appassionati e illuminati: Shane Gero, della Carleton University di Ottawa, ed Enric Sala  Explorer in residence per il National Geographic e fondatore di Pristine Seas che ha seguito come consigliere il governo della Dominica sull’istituzione della riserva marina.

“Il governo di Dominica si è reso conto che i capodogli, che probabilmente erano qui prima degli esseri umani, sono anche loro cittadini di Dominica. Questi cetacei trascorrono la maggior parte dell’anno nelle acque dell’isola. Quindi, si stanno prendendo cura di alcuni dei loro cittadini in un modo che poche nazioni hanno mai fatto in precedenza”. – Enric Sala

Questa cittadinanza concessa ai capodogli, insieme ai tentativi di decifrarne le connessioni sociali ed il linguaggio aprono un capitolo interessante, finanche vertiginoso, sulle nostre relazioni future con le specie animali.

 

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